francescanesimo

L’insegnamento di Santa Chiara nel tempo della pandemia

Tiziana Campisi - Vatican News web
Pubblicato il 16-08-2020

La testimonianza di una religiosa del monastero di Città della Pieve

l ministro generale dei Frati minori scrive alle Clarisse e riflette sull'esperienza della clausura nella crisi del coronavirus: “In solidarietà con l'umanità sofferente, aiutateci a perseverare nella preghiera" . La testimonianza di una religiosa del monastero di Città della Pieve pubblicata da Vatican News.

Osservare il Vangelo vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità: era questo il desiderio di Chiara, la "pianticella di Francesco", come lei stessa si definiva. Lo realizzò nel monastero di San Damiano, accanto alla chiesa che Francesco aveva riparato. “Qui, in breve tempo il Signore, per sua misericordia e grazia, ci moltiplicò assai,” scrive Chiara nella Regola. E come allora Francesco stimolava le sorelle recluse “con molte esortazioni e col suo esempio all’amore e alla osservanza della santissima povertà”, lasciando anche “molti ammaestramenti scritti, affinché, dopo la sua morte” non si allontanassero in nessun modo da essa, oggi è il ministro generale dei frati minori, fr. Michael Perry, a scrivere alle figlie di Chiara, le monache clarisse.

Dalla clausura l’insegnamento a vivere nelle profondità dello spazio

“Il Signore non ci salva dalla storia ma nella storia” è il titolo della Lettera che richiama l’esempio della prima seguace di San Francesco e invita a guardare con speranza al mondo che vive l’emergenza del coronavirus. “La clausura è un piccolo campo di battaglia nel cuore del pianeta, dove non ci insegnate tanto la fuga mundi" quanto "a vivere nelle profondità dello spazio, ad entrare nel colore delle diverse ore del giorno e nel kairos di Dio, alternando parole e silenzio per costruire relazioni di comunione con l’aiuto dello Spirito". Così scrive il ministro generale dei Frati minori evidenziando che Dio “non ci salva dal Covid-19, ma nel Covid-19, non ci salva dalla solitudine, ma nella solitudine, non ci salva dalla paura, ma dalle nostre paure”.

I momenti difficili della pandemia nei monasteri

Nella missiva fr. Perry racconta anche in che modo molte comunità monastiche hanno vissuto i mesi più difficili della pandemia, delle religiose che si son sentite consolate nel “seguire con piccole radio le liturgie presiedute da Papa Francesco”, ascoltando “le sue omelie divenute base di una forma di vita ridotta ai suoi elementi essenziali”. E ricorda come Chiara stessa incoraggiasse quante l’avevano seguita nella sua stessa scelta di vita: “Sorelle e figliole mie, non vogliate temere, però che, se Iddio sarà con noi, li inimici non ce potranno offendere. Confidateve nel Signore nostro Iesu Cristo, però che esso ce liberarà”. Parole che Chiara sembra ripetere anche adesso, in tempo di Covid. Pure nei monasteri sono arrivate le inquietudini per il domani, eppure una comunità di Clarisse, riferisce fr. Perry, “ha generosamente risposto agli appelli dei poveri alla loro porta” - pur nella preoccupazione per le difficoltà finanziarie affrontate a causa del confinamento - ma “anche i benefattori hanno bussato alla porta del monastero per offrire il loro contributo”.

“Aiutateci a osare ad essere nuovi dopo questa crisi”

“Più che mai, siamo invitati a confidare nella Provvidenza - esorta il ministro generale dei Frati minori - perché finora il Signore non ci ha abbandonato, né ci abbandonerà. Vivere nella semplicità, evitando ogni spreco; vivere in solidarietà, fare del nostro meglio per fare il bene che possiamo fare”. Per fr. Perry quanto sta accadendo può essere “anche l’occasione per costruire un nuovo mondo basato non più sul paradigma della globalizzazione, a livello commerciale o culturale, ma su un ritorno al locale, alla famiglia, al regionale. E rivolgendosi alle Clarisse aggiunge: “Contiamo su di voi e sulla sapienza del vostro stile di vita per aiutarci a osare ad essere nuovi dopo questa crisi”. E ancora: “I vostri monasteri sono riserve di pace, serenità, speranza e compassione per coloro che sono in prima linea nella battaglia”.

La compassione profumo fragrante capace di consolare afflitti e malati

Infine il ministro dei Frati minori esorta le Clarisse a tenere “lo sguardo fisso sul Crocifisso Povero” e auspica: “Possa la compassione, che voi potete mostrare come dal cuore di una madre, diventare profumo fragrante capace di consolare così tante persone afflitte e malate, sostenere il personale sanitario così generoso e devoto, incoraggiare le famiglie e infiammare il cuore dei giovani che il Signore sta chiamando a seguirlo”. Fr. Perry conclude la sua lettera considerando che il coronavirus “ci ha insegnato che siamo tutti nella stessa barca” attaccando “indiscriminatamente ricchi e poveri, potenti e piccoli, giusti e peccatori”, e per questo chiede alle monache: “In solidarietà con l’umanità sofferente, aiutateci a perseverare nella preghiera per sperare contro ogni speranza: 'Il nostro aiuto è nel nome del Signore'”.

"Lo sguardo di Chiara d’Assisi oggi"

Oggi, dalla clausura, le Clarisse continuano a diffondere la spiritualità di Santa Chiara e ad offrire una lettura del presente alla luce del suo pensiero. Le loro testimonianze di vita e di preghiera vengono raccolte nel bimestrale “Forma Sororum. Lo sguardo di Chiara d’Assisi oggi”, che vuole essere anche uno strumento di formazione e di spiritualità cristiana e clariana, per tutti. La rivista nasce nel monastero umbro di Santa Lucia, a Città della Pieve, dove hanno sede la direzione, la redazione e l’amministrazione. A firmare gli articoli sono le stesse monache o loro collaboratori, su temi clariani e francescani, biblici, di spiritualità e di vita ecclesiale. Ma con lo sguardo di Chiara come vivere l’oggi? Lo spiega una di loro, suor Chiara Ester Mattio:

R.- Lo sguardo di Chiara è uno sguardo che è centrato sul Signore e quindi uno sguardo evangelico, uno sguardo che guarda la realtà in profondità, contemplativo. Contemplativo non nel senso di uno sguardo astratto o distratto dalla realtà, ma uno sguardo che guarda profondamente nel cuore, nel cuore dell’uomo. Quindi, l’esperienza di Chiara è esperienza profondamente umana prima di tutto, dentro la quale si è inserita l’esperienza del Signore. Dunque, guardando la realtà oggi, il nostro mondo, che è stato così toccato profondamente dall’esperienza della fragilità, del dolore, della sofferenza, l’esperienza di Chiara sicuramente può dire molto, perché la maggior parte della sua vita monastica l’ha passata nell’infermeria, provata dalla malattia. Eppure questo non le ha impedito di essere profondamente presente e nello stesso tempo le ha dato la consapevolezza di ciò che siamo: creature fragili. È un po' l’esperienza che abbiamo fatto in questo tempo con la pandemia, una fragilità che ci è caduta addosso di cui forse non eravamo pienamente consapevoli. Eppure Chiara ha vissuto la stessa cosa in un modo diverso. Rimettendosi pienamente tra le braccia del Padre, le ultime sue parole sono state: “Benedetto, sei tu Signore che mi hai creata”.

“L'esperienza che abbiamo vissuto in questo tempo che ci ha costretti un po' all’isolamento, ci ha fatto anche capire che abbiamo bisogno gli uni degli altri.”

Quindi uno sguardo da figlia che guarda verso il Padre e che accoglie tutto ciò che il Padre, non dico che manda ma permette che avvenga dentro a questo sguardo d’amore. Forse, l’esperienza che abbiamo vissuto in questo tempo che ci ha costretti un po' all’isolamento, ci ha fatto anche capire che abbiamo bisogno gli uni degli altri. La solidarietà, la condivisione, sono valori di cui, penso, tutti hanno sentito la mancanza, oppure li hanno riscoperti. L’altro aspetto, insieme alla vita con Dio, una parte essenziale del nostro carisma, è proprio quella della fraternità, una vita fraterna dove si è tutte sorelle alla pari, ci si aiuta, si condividono le fatiche, le gioie di un quotidiano molto, molto semplice. E Chiara, ecco, si è sentita profondamente figlia del Padre, ha scoperto intorno a sé delle sorelle con cui condividere tutto e quindi anche i pesi della vita, della sofferenza. Lei ha avuto bisogno delle sorelle, e questo poi si allargato anche all’esterno, a tutte le persone che ricorrevano a lei e per le quali lei pregava, intercedeva. Questo oggi continua a farlo dal cielo e lo facciamo noi che siamo le sue figlie, per cui offrire spazi di ascolto, di accoglienza, e quello che abbiamo fatto anche in questo tempo, è veramente qualcosa che va in profondità. Non si tratta, a volte, di rispondere semplicemente a bisogni materiali, che pur ci sono, ma c’è un bisogno profondo, una domanda di senso, di bellezza, un desiderio di essere ascoltati, di essere guardati profondamente come persone.

Cosa recuperare in particolare della spiritualità di Chiara d’Assisi?

R. - In questo nostro tempo, penso, da una parte l’aspetto della vita fraterna, questo guardarci gli uni gli altri veramente come fratelli, come parenti; tornare alla nostra condizione di creature che dipendono dal Padre dei cieli, quindi riscoprire una fraternità col vicino, con chi è più prossimo. Dall’altra parte una grande fiducia nel Signore, un abbandono al Padre. Mi viene in mente quando i saraceni saltano le mura di San Damiano e Chiara si fa portare davanti all’Eucaristia, e lì una voce di bimbo, quindi estremamente fragile, dice: “Io vi custodirò sempre”. E i saraceni prendono spontaneamente un’altra strada. Quindi, credo che anche questo Chiara può dire oggi: fidarsi, alzare lo sguardo a Chi è sopra di noi, che è un Padre, che ci guarda con amore, e fidarci. Perché i mezzi umani arrivano fino a un certo punto, sono necessari, dobbiamo fare tutto quello che è nel nostro potere, però poi bisogna avere anche uno sguardo di fiducia, di fiducia verso l’Alto, e quindi verso l’altro. Uno sguardo che possa andare oltre e aprire alla speranza. Chiara ha vissuto tante difficoltà, ma non si è mai fatta scoraggiare proprio perché si sentiva profondamente amata. E questo penso che valga anche oggi, perché ci si può scoraggiare per tanti motivi, ma c’è sempre la speranza in una vita diversa. Forse questo tempo della pandemia ci ha riportato anche un po’ all’essenzialità, abbiamo visto che cosa è veramente importante, e forse è importante reimpostare la nostra vita su questi valori che Chiara ci offre: l’esperienza della fraternità, l’esperienza della consapevolezza di essere amati da Dio.

Che cosa ci insegna ancora Santa Chiara?

R. - Ci insegna a fidarci di Dio e a fidarci, anche, dei fratelli, di chi abbiamo intorno, a guardare con speranza e con fiducia intorno a noi. E anche a guardare avanti, a guardare al futuro, con uno sguardo profondamente radicato nella realtà, ma che non si ferma a ciò che vede, che sa andare in profondità, quindi oltre, guardando al futuro con serenità.

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