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Ancorare la vera speranza al di là di se stessi

Fra Giulio Cesareo
Pubblicato il 21-08-2023

Giornata internazionale di commemorazione delle vittime di atti di violenza basati sulla religione

l 22 agosto è la Giornata Internazionale di Commemorazione delle Vittime di Atti di Violenza basati sul credo religioso.

È ahimè molto triste che nel nostro mondo - iper tecnologico e iper connesso - ancora oggi ci siano persone (e non sono affatto poche!) che sono discriminate, sono vittime della violenza, di abusi di potere e sono perfino uccise, per nessun’altra ragione che non sia la loro fede.
Ogni forma di violenza, per qualsiasi ragione, persino la pena capitale, è sempre un male, è sempre un rifiuto del nostro essere uomini e donne e uno scadere nella barbarie, in quella bestialità che non sa far altro che riconoscere come propria la legge della giungla, in cui il più forte fa la legge e la fa rispettare.

Essere uomini e donne invece significa creare legami, superare le contese, trasformare i conflitti in momenti di crescita, offrire a tutti la possibilità di ripartire, di emergere come persone nuove, rinnovate, proprio grazie agli altri. E questa in definitiva è la fede: ogni autentica fede religiosa infatti è fiducia nell’umanità, perché il credo religioso - qualunque esso sia - è sempre anche un credo antropologico: un tesoro inesauribile di speranza nelle possibilità di bene e bellezza che sono l’umanità. Attaccare, fare violenza alle persone sulla base della loro fede religiosa a mio avviso significa cercare di spegnere la speranza, di azzerare il bene, di estinguere la luce di cui ognuno - credente o no - è portatore.
Non per niente la libertà di coscienza e la libertà religiosa sono dei diritti umani fondamentali, riconosciuti dall’ONU e da tutti i Paesi del mondo che ne fanno parte. Non è cioè un vezzo, ma una questione fondamentale: se non mi si riconosce la libertà di ancorare la mia vera speranza al di là di me stesso e della mia cerchia di affetti, in realtà mi si sta strappando di dosso l’umanità, che è essenzialmente speranza di bellezza e creatività di bene.
Tertulliano, padre della Chiesa del II secolo, sosteneva - di fronte alle violente persecuzioni dell’impero romano verso i discepoli di Cristo - che il sangue dei martiri fosse seme di nuovi cristiani.
Il seme della speranza, in altri termini, non si riesce a renderlo sterile, perché alla fine sempre nuovo germoglia, magari proprio dove non te lo aspetti.
Che il dolore che colpisce le vittime dell’odio per motivi religiosi risvegli così le nostre coscienze e ci spinga a scegliere sempre e solo le strade del rispetto e della nonviolenza, affinché germogli in questo mondo inaridito dai conflitti il giardino delle diversità il cui nome, come insegna San Francesco d’Assisi, è fraternità.

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