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Scalfari: vivete bene la vita che è fatta di sogni

Eugenio Scalfari Pixabay
Pubblicato il 03-02-2021

Nessuno può raccontare cosa accade quando arriviamo al termine del cammino

Riprendo qui le considerazioni uscite su Repubblica di lunedì, in parte riproposte dal mio libro Incontro con Io . Si dice che nel momento della morte, nell' ultimo istante di lucidità che ci resta, l' intera vita si ripresenti di colpo tutta insieme prima che l' oscurità cada per sempre sui nostri occhi. Nessuno può raccontare se questa credenza corrisponda a ciò che accade realmente in quel punto terminale dell' esistenza, ma l' allungamento del passato man mano che si raccorcia il futuro è un' esperienza che siamo in grado di percepire. A me comunque accade così.

Voi temete la morte, chi non la teme? Cercate di scordarvene, nonvi riguarda, non è vero? Cadono accanto a voi le vite degli altri. Che importa? L' umana pietà vi commuove appena un istante, se avete un tempo vuoto per soffermarvi. «Che contrattempo inopportuno» disse il Duca di Guermantes quando la principessa lo avvisò che suo cugino stava morendo, «una morte in famiglia non fa parte del programma di questa serata». Così per tutti. Così non fosse saremmo giàpazzi furiosi. E quando per un lungo tratto di tempola commozione sovrasta e tu soffri la morte altrui come un' assenza crudele, una parte di te è addolorata e monca perché la morte ha portato con sé una parte di Io che è anche il tuo che piangi il morto.

Oh, se poi poteste deporre Io come si depone una veste avreste già vinto e la sua falce non potrebbe farvi alcun male, ma non potete: Io è la vostra bara sorretta da quattro capitani, circondata dagli angeli con le trombe d' argento che suonano il giudizio e vi accompagnano verso il nulla. Io non vi lascia né varco né scampo: lì insieme con lui dovete aspettarla perciò non lamentatevi perché il conto finisce in pari. Nella memoria storica dell' antichità Io sarà insieme con Odisseo e lì ritroverà l' arco di bronzo che solo lui sa tendere. Lì riposerà nel letto costruito sulle radici dell' ulivo, al centro della casa. Itaca è Io, il ritorno è Io, la memoria è Io. Fino a quando la mente potrà pensarlo latua avventura avrà il senso che tu gli darai. Se te ne scorderai diventerà una traccia smarrita tra indecifrabili galassie.

** * La comparsa di Cartesio è fortemente intervenuta nella storia dell' Io: un gran signore del pensiero trova in cinque parole l' immagine più efficace per esprimere una filosofia disseminata in migliaia di volumi, da Socrate in poi. Ma è poi vero che siamo noi i padroni dei nostri pensieri? Siamo noi a possederli o ne siamo posseduti? Noi siamo il nostro pensiero o anche un' altra cosa? Il pensiero è una funzione di questi contrastanti elementi ognuno dei quali obbedisce a una legge propria. Esiste dunque un Destino che influisce in modo determinante sulla nostra vita: Io comunque è il punto terminale del sistema; lo governa ma dipende da esso. Se di Destino vogliamo parlare, dobbiamo affidargli il sistema e ciascuna delle infinite particelle che lo compongono. L' importanza del Destino consiste non già nel prendere atto che un determinato individuo possiede certe vocazioni che sono diverse da quelle di altri. Al Destino ciascuno di noi dà l' importanza che merita. Il Destino può avere un conflitto con quello che chiamiamo il Caso e qui interviene un altro elemento che è la Parola. Quindi interviene un altro elemento fondamentale nella storia umana: Dio.

Che cosa non può essere Dio, Alpha e Omega, di tutto il nostro alfabeto? Io e Dio: ecco due personalità che possono andare nel massimo accordo o nel massimo contrasto. In un universo indeterminato non c' è più posto per nessuna ipotesi di Divinità e tanto meno di Destino. E non c' è più posto neppure per la libera scelta poiché il Caso degrada la libera scelta al proprio livello e così la schiaccia contro il niente.

*** C' è un altro elemento che non abbiamo ancora esaminato ed è quello della Libertà, definizione che Spinoza aveva dettagliato e dedicato a Dio. Divinità e Libertà: raffigurano una situazione che viene definita di immanenza: questo è Spinoza e questo è il Dio da lui configurato che fu diffuso nella pubblica opinione del suo secolo: la Divinità è immanente e non trascendente. La Chiesa la respinse e Spinoza fu condannato ma tutto sarebbe molto diverso con la Chiesa del tempo nostro: l' immanenza fa parte della spiritualità ecclesiastica dei giorni nostri e del nostro papa Francesco. L' etica non è il pensiero che pensa e dimostra Dio, ma la mente che pensa se stessa e si racconta del pensare scoprendo i suoi procedimenti mano a mano che li pone in essere: causa ed effetto di Sé, cerchio concluso e autosufficiente, pervaso dall' immensa nostalgia di non poter uscire da sé in altro modo che contemplando se stessa e appagando quella nostalgia insopportabile con l' invenzione di Dio.

** * Il mondo è un luogo e ci sono tanti modi di pensarlo. Io lo pensavo come un contenitore di vita, vita esso stesso: un' immensa scatola che chiamiamo natura, dove le forme si manifestano secondo interne pulsioni, crescono, trascorrono, appassiscono incessantemente; si rinnovano e si ripetono. Una forza immensa si manifesta di continuo senz' altra legge fuorché quella di esplodere dando vita a infinite epifanie ciascuna delle quali, nel momento in cui appare, realizza un suo ordine, obbedisce ad una legge che nasce con lei e con lei si esaurirà. Il mondo è un insieme infinito di leggi che galleggiano nel caos. L' esistente soggiace ad una norma che è soltanto la sua; ma la regola dell' essere non è altro che l' assenza di regole o la loro inconciliabilità. L' esistente ha un suo linguaggio ma l' essere non si esprime se non con le forme esistenti che lo frantumano. L' esistente si distingue da tutto ciò che è se stesso e per questo non è da noi definibile se non come caos che contiene un numero infinito di leggi potenziali senza soggiacere ad alcuna.

In questa scatola appare improvvisamente l' intelligenza, anzi appare quel particolare esistente che è l' uomo, del quale l' intelligenza è la qualità specifica che lo fa diverso. In forza di essa l' uomo comprende l' esistente sulla base di una modalità sua propria che è quella di poter distinguere il soggetto dall' oggetto e di poterli pensare entrambi attraverso due operazioni mentalmente simmetriche: entrare dentro all' oggetto del proprio pensiero ed uscire dal se stesso, soggetto pensante. Questo è ciò che definiamo intelligenza, una facoltà che abbiamo ricevuto in dote nel punto evolutivo cui la nostra specie è arrivata. L' intelligenza stimola se stessa e l' uomo che di essa è il portatore ed è indotto a pensare la sua specie come il gradino più alto della creazione, il più prossimo agli dei, con i quali infatti si ritiene in grado di colloquiare.

*** Un uomo domandò all' altro: «Che cos' è la paura?», e l' altro rispose: «Sapere che la morte verrà». «Dunque abbiamo paura della morte soltanto e non anche di cento e mille altre cose? Io non credo che sia così. Io ho paura dell' ignoto, d' un nemico se penso che sia più forte di me, della povertà, dell' odio che mi si rivolge contro, dello scandalo che può comportarmi, delle sciagure che possono abbattersi sulle persone a me care. Vedi dunque che molte sono le cause della paura e non si possono ridurre a quella della morte soltanto. Voglio dirti anzi che io della morte non ho paura: so che è inevitabile, che verrà per tutti, fa parte della condizione di tutto ciò che esiste. Noi morremo, muoiono gli animali, le piante, perfino le rocce muoiono e anche il mare morirà e l' intero universo. Ma la mente si rifiuta di pensare un vuoto assoluto senza tempo né spazio. Dunque della morte non ho paura ma di tutte le cose che ti ho detto e di molte altre, sì». Rispose l' altro: «Le cose che ti fanno paura esistono nella tua mente soltanto perché tu hai pensato la morte. Se tu fossi preservato dal dover morire, l' ignoto non potrebbe intimorirti e il nemico per forte che fosse non ti farebbe spavento. Il dolore fisico, di quello sì, si ha paura, indipendentemente della morte per la sofferenza che procura e così anche del dolore causato dai sentimenti ».

*** Ricordo ancora quanto è stato scritto da William Shakespeare nella Tempesta : «Noi siamo della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sogno è racchiusa la nostra piccola vita». Vivetela bene la vostra piccola vita perché è la sola che battezza la vostra grande vittoria e festeggiatela con speranza e allegria. (La Repubblica)

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